La lunga Strada verso il superamento delle barriere

Progetto realizzato con il contributo di:

La lunga Strada verso il superamento delle barriere è il progetto, ideato e presentato da MSA e realizzato grazie al contributo della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Struttura di Missione anniversari nazionali ed eventi sportivi nazionali e internazionali, attraverso cui si vuole, mediante la celebrazione della figura di Alfonsina Strada, porre l’accento sui valori dello sport e sensibilizzare la comunità sportiva nazionale, con particolare riferimento alle giovani generazioni, utilizzando i numerosi messaggi positivi derivanti dalla storia di questa fantastica atleta con particolare riferimento alle tematiche del gender gap.

In particolare, nel 2024 ricorrono i 100 anni dalla partecipazione di Alfonsina Strada al Giro d’Italia maschile del 1924.

Un momento iconico nella storia dello sport italiano che ha contribuito a rendere Alfonsina  un esempio di resilienza e di lotta al superamento delle barriere di genere.

TARGET E OBIETTIVI DEL PROGETTO

Le attività progettuali hanno avuto diversi target, in quanto si rivolgevano:

  • ai ragazzi delle scuole secondarie di primo e secondo grado;
  • ai manager sportivi che operano su tutto il territorio nazionale;
  • alle associazioni e società sportive dilettantistiche e ai rispettivi soci;
  • alle istituzioni sportive nazionali.

Per raggiungere gli obiettivi del progetto, MSA ha previsto:

  • l’organizzazione di un grande convegno nazionale, il 13 dicembre 2024, che ha avuto come tema principale il centenario della partecipazione di Alfonsina Strada al Giro d’Italia, creando forti analogie tra il percorso di Alfonsina e l’evoluzione delle tematiche relative al gender gap nello sport fino al giorno d’oggi;
  • la realizzazione di una ricerca contemporaneistica su Alfonsina Strada, formalizzata in una pubblicazione, con testimonianze e considerazioni di figure di spicco del panorama sportivo nazionale e non solo;
  • un’intensa attività di engagement e sensibilizzazione presso istituti scolastici e associazioni/società sportive del territorio nazionale.

IL CONVEGNO NAZIONALE

Si è svolto venerdì 13 dicembre 2024, presso la splendida cornice del Museo dello Sport – Stadio di Domiziano in Roma, il Convegno Nazionale dal titolo “La lunga strada per la parità di genere nello sport”. Un’occasione per celebrare la storia di Alfonsina Strada e per puntare i riflettori su un tema centrale per MSA: la parità di genere nello sport.

Tanti i relatori e gli ospiti intervenuti, nonostante una giornata complicata dal punto di vista logistico a causa di uno sciopero nazionale delle reti ferroviarie che ha costretto MSA a riprogrammare alcuni interventi e ha impedito a diversi partecipanti di raggiungere la location.

Nonostante ciò, l’evento è stato un successo, in un pomeriggio ricco di spunti e contenuti per lo sviluppo futuro delle politiche di genere di MSA e, più in generale, dello Sport italiano.

L’evento è iniziato alle ore 15:30, con un caffè di benvenuto ed una breve visita presso il Museo dello Sport per poi spostarsi e proseguire dalle ore 16:00 alle 18:00 all’interno della Sala Mediateca, sita tra i resti delle fondamenta dello Stadio. Il tutto è stato registrato e poi trasmesso sul canale Plus TV.

LA RICERCA CONTEMPORANEISTICA

Questa ricerca parte da un tempo lontano. Un tempo nel quale il ciclismo era un mondo costellato da impavidi eroi, coraggiosi come solo gli eroi sanno esserlo, forti, gagliardi. E, soprattutto, maschi.

Questa ricerca, in piccola parte, è anche un racconto, perché narra di una vera leggenda, di una eroina senza macchia e senza paura, che cento anni fa partecipò al Giro d’Italia. E lo fece partendo da lontano, da quando da bambina di dieci anni si innamora della bicicletta e poi da ragazzina quando si allena di nascosto con la vecchia bici del padre. È una donna quando diventa una ciclista, una campionessa, una vera sportiva.

La ricerca – realizzata con il contributo di Studio E-olo Srl – si articola lungo sei capitoli e analizza l’evoluzione dello sport al femminile nel tempo attraverso testimonianze, interviste e documenti relativi ad Alfonsina Strada.

CHI ERA ALFONSINA?

Alfonsa Rosa Maria Morini, nasce il 16 marzo 1891 a Riolo di Castelfranco Emilia, seconda di dieci figli di Carlo Morini e di Virginia Marchesini, una coppia di braccianti che lavoravano nelle campagne emiliane.

Nel 1901 entra in casa Morini una bicicletta sulla quale Alfonsina inizia a pedalare. In età adolescenziale prende parte alle prime gare locali per soldi contro i maschi ma in quegli anni non tutti vedono di buon occhio questa sua inclinazione, neanche in famiglia, perchè in quell’epoca una donna che corre in bicicletta è uno scandalo, lo sport non è una cosa per le donne.

Nel 1907 Alfonsina si trasferisce a Torino, città dove le corse di biciclette sono ormai diffuse anche tra donne. Tutta la settimana lavora come sarta e la domenica si cimenta in qualche gara, esordendo anche nella pista. Le grandi città, del resto, sono altra cosa dalla campagna: qui di biciclette se ne vedono molte e per una donna che ne inforca una è più facile passare inosservata, o almeno non attirare eccessive critiche.

Nel 1911, a Moncalieri, a soli 20 anni, stabilisce il record mondiale di velocità femminile, fermando il cronometro a 37,192 km/ora e battendo il record che apparteneva dal 1903 alla francese Louise Roger, anche se all’epoca i primati femminili non erano ufficiali. Il 1911 è anche l’anno del suo trasferimento a Milano, dove il ciclismo stava vivendo un momento molto positivo, culminato nell’avvio di grandi classiche come la Milano-Sanremo, la Milano-Mantova e, due anni prima, il Giro d’Italia.

Nel 1915 sposa Luigi Strada, meccanico e cesellatore di professione, un po’ artista, ma soprattutto appassionato di biciclette che monta, smonta e aggiusta nel suo negozio. Come dono di nozze le regala una bicicletta nuova e fiammante, col manubrio ricurvo. Una bici da gara. Una bici competitiva.

Copyright tratto dal volume di Paolo Facchinetti, Gli anni ruggenti di Alfonsina, Edicicloeditore

Dal 1912 Alfonsina acquisisce popolarità anche all’estero, tanto da convincere alcuni impresari francesi a metterla sotto contratto per gareggiare su pista. La sua popolarità, anche grazie a queste competizioni, cresce a tal punto che, nel 1917, chiede di poter disputare il Giro di Lombardia, sfidando così, per la prima volta in una gara ufficiale, i colleghi maschi. Nel regolamento non c’era scritto che alle donne fosse proibito partecipare, così agli organizzatori non restò che accettare l’iscrizione.

A Milano, Alfonsina è sulla linea di partenza: unica donna insieme a 43 uomini, tra i quali Costante Girardengo, uno tra i pochi campioni dell’epoca che sovente si complimentava con lei.

Nel 1924 tenta il grande salto: il Giro d’Italia. Mai una donna era riuscita prima nell’impresa. Mai a una donna fu permesso di farlo dopo. Alfonsina resta l’unica ciclista del Giro, anche se giravano notizie su presunte partecipazioni di atlete come Violetta Pini di La Spezia e Maria Milano. Il tracciato del Giro 1924 attraversava la penisola per 3.613 chilometri; 12 erano le tappe, intervallate da 11 giorni di riposo, 108 gli iscritti, solo novanta dei quali al via. Per Alfonsina, bici da uomo e pantaloni alla zuava, l’impresa si prospettava ancora più dura: unica donna presente in un ambiente di soli uomini. Per lei nessuna differenza. Avrebbe dovuto occuparsi della sua bicicletta come tutti gli altri. Avrebbe portato con sè gli attrezzi come tutti. Si sarebbe arrangiata con il vestiario, come tutti i suoi compagni.

Ma non era certo tipo da spaventarsi o mollare alla prima difficoltà, e non lo fece.

Dei novanta ciclisti partiti da Milano all’inizio del Giro, solo in trenta completarono la corsa. Fra essi, seppur con mille difficoltà, figurò Alfonsina Morini Strada, benché fuori classifica.

Negli anni seguenti, Alfonsina Strada gareggia in altre corse contro gli uomini e si esibisce in luoghi come circhi, fiere, teatri. Nel 1939 torna a Milano e con i guadagni compra una casa. Nel 1950, dopo la morte del marito, sposa Carlo Messori e con lui apre a Milano, in via Varesina, un negozio di biciclette con annessa officina di riparazioni. Nel 1953 rimane vedova per la seconda volta e continua a gestire da sola il negozio. Continua anche ad andare in bicicletta e a seguire le corse ciclistiche. Si preoccupa di insegnare ai ragazzi come aggiustare le biciclette, dando consigli anche sulle tecniche di allenamento. 

Copyright tratto dal volume di Paolo Facchinetti, Gli anni ruggenti di Alfonsina, Edicicloeditore

Si dice che grandi campioni come Coppi, Bartali e Magni, quando capitavano a Milano, andassero volentieri a salutarla nel suo negozio. Molti per lei avevano parole di stima: da Cougnet a Giardini, Colombo, Cattaneo, Lattuada, Girardengo e tanti altri.

Alla fine della carriera aveva vinto 36 gare gareggiando contro gli uomini, l’ultima delle quali, nel 1956, a 65 anni: una gara di vecchie glorie a Nova Milanese. 

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